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25 x 2 + 1

di Placida Signora - 4 Luglio 2008

(5 luglio 1958 )

I 25 x 2 erano l’anno scorso.

Quest’anno ho deciso non solo di festeggiare un giorno prima (ché il 5 sarò al galòp un po’ più di oggi), ma di farlo ricominciando dall’1 (tanto, grazie ai ritrovati ricordi in bianco e nero, posso andare avanti per lustri ;-).

La torta è buonissima, vi assicuro.

Prego: favorite! 

Update

Oh che gioia avere amici artisti creativi…;-D


© Clando

Un’altra PlacidaCasa

di Placida Signora - 3 Luglio 2008

Alùa…Mattina all’alba a casa di mamma, per smontare i mobili e chiudere le casse che partiranno per Roma.

Venerdì idem (la sveglia) per caricare mobili e casse sul camion del trasloco (dovrebbe essere il penultimo…) che raggiungerà la casa romana precedentemente approntata per far posto.

E dato che ormai colleziono case (smontate o rimontate), vi informo che ne ho un’altra virtuale.

Su Donna Moderna , e si chiama A casa di Placida

Ovviamente essendo appena aperta, lei e il villaggio dove sta, sono ancora da rifinire e perfezionare; per fortuna i Costruttori non sono le Truppe Cammellate di nostra conoscenza  ;-), ma veri professionisti fantastici che lavorano seriamente e come dannati.

E’ esattamente uguale a questa, quella casa; e talvolta vi inviterò là, a leggere, commentare e chiacchierare esattamente come fate qui.

Oggi, ad esempio, vi invito a partecipare a una cena fredda, di quelle fra amici, dove ciascuno porta qualcosa di buono.

Dovrete segnare nei commenti là (o qui, in caso di problemi o iniziali timidezze…) la ricetta del vostro piatto (antipasto, primo, secondo, dolce; semplice o complessa, scritta del tutto o linkata dal vostro blog…fate voi quel che volete).

Io poi le raccoglierò tutte in una pagina speciale che metterò nel blogroll della nuova placida casa, ovviamente con le vostre firme.

Insomma, io vi ospito: ma voi cucinate! :-D  

  

Stupidando ancora un po’

di Placida Signora - 2 Luglio 2008

Pare che il mio Stupidario della Maturità abbia un effetto rilassante; almeno così afferma questo articolo di Simona Santoni su Panorama (con un unico piccolo errore; il libro è del 1991, non del 2001. Magari! Sarei molto più giovane ;-)

Così, come carica finale ai Maturandi annata 2008 e stimolo di ricordi sorridenti per quelli d’antan, ne riporto un ”bignamino” tratto dai vari capitoli.

IL DETESTABILE UGO (PAG.69)
Dai temi:
- “Foscolo descrive le “urne dei forti” perché esse spingono gli uomini forti vivi a fare grandi cose per avere anche loro, un giorno, delle tombe belle e imponenti come quelle di Santa Croce
- “Non vorrei sembrare superstizioso, ma questo parlare sempre di morti e tombe proprio l’anno della Maturità, secondo me porta sfiga
- “Scrive l’Ortis che è un’opera autobiografica, dove racconta come andò in esilio di sua volontà e si uccise preso dalla disperazione

Credo che l’Ugo si suiciderebbe volentieri ascoltando le parafrasi dei suoi versi. Dalle Grazie:

Le amorose Nereidi oceanine
a drappelli agilissime seguendo
la Gioia alata

Le Nereidi oceanine amorevolmente
seguivano velocissime e a brandelli
la Gioia alata
.
(…)

E i travagli passionali del Foscolo? La celeberrima strofa finale del sonetto Alla sera, “e mentre guardo la tua pace dorme / quello spirto guerrier ch’entro mi rugge”, viene così parafrasata: “e mentre guardo la tua pace dorme / quello spirito guerriero che dentro di me russa“.
(…)

Nei Sepolcri infine, raggiungiamo il culmine dell’alienazione mentale; non c’è modo di spiegare altrimenti le visioni del navigante che, veleggiando sotto l’Eubea, “vedea larve guerriere / cercar la pugna”, alias “magrissimi guerrieri / in cerca di pugni“, mentre “all’orror de’ notturni /silenzi si spandea lungo ne’ campi / di falangi un tumulto”, follemente parafrasato “nell’orrore del notturno / silenzio si sentiva nei campi / un rumore tumultuoso di pezzi di dita“.

E dopo ciò è anche possibile la domanda: “Ma Prof, che senso ha? Come facevano a raccogliere tante falangi, falangine e falangette e perché poi le scaricavano nei campi, eh, Pròof?”

L’INFELICE GIACOMO (PAG.100)
Leopardi gode della simpatia maturanda, perché suscita nei ragazzi dal cor gentile sentimenti di dolce compassione, stando almeno a ciò che scrivono nei temi:

- “Leopardi fu un poeta infelice perché brutto, gobbo e sfigatissimo
- “Aveva dei cari amici, come Pietro Giordani e Massimo Ranieri” (Antonio Ranieri)
- “Leopardi era un po’ troppo intelligente perché a sette anni sapeva già il greco e il latino e studiava come un matto senza mai uscire di casa; per questo diventò malaticcio e gobbo
(…)

Dalla malinconia più totale, si passa a toni decisamente goliardici. Parafrasi de La sera del dì di festa:

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia

Questo di sette è il giorno più gradito,
pieno di sperma e di gioia
.
(…)

La follia colpisce anche gli animali leopardiani. Leggete cosa combina la gallina della Quiete dopo la tempesta:

Passata è la tempesta
odo augelli far festa e la gallina
tornata in su la via
che ripete il suo verso

La tempesta è passata
sento gli uccelli festeggiare e la gallina
tornata sulla strada
che imita il verso della tempesta
(…)

e per concludere in bellezza:

Leopardi scrisse un’operetta morale intitolata Il cantico di Gatto Silvestro

IL POVERO GIOVANNINO (PAG. 119)
Pascoli è un poeta che, come Leopardi, ispira tanta tenerezza agli studenti perché orfano, sensibile, solo e, a loro avviso, un po’ gnocco:
Il gelsomino notturno ne è la prova lampante: “Gli amici di Pascoli si sposano e vanno a casa, mentre lui resta solo a guardare le api
(…)

E le galline cantavano, un cocco!!
ecco ecco un cocco un cocco per te!

Siamo tutti perfettamente convinti che le galline possano essere degli animali mattacchioni (ricordate quella de La quiete dopo la tempesta?). Ma secondo voi cosa mai avranno da offrire delle pennute pollastre al Valentino vestito di nuovo? Indovinate un po’…

E le galline cantavano, una noce di cocco!
ecco ecco una noce di cocco una noce di cocco tutta per te!

IL TENERO GUIDO (PAG. 125)
“Guido Gozzano faceva tanto il duro, ma in realtà aveva una paura boia della morte”.

Povero Guido! Sfortunello nella vita, nella salute, nel destino, nell’amore…

Di lui si innamorano sempre donne racchie come Felicita, vecchie come la bionda amica de Le due strade, oche come le cuoche diciottenni, poco serie come Cocotte o sapientone come l’Amalia Guglielminetti

L’unica bella e giovane, Graziella, lo tratta malissimo andandosene senza neanche salutarlo, saltando aggraziata e vezzosa sulla bicicletta:

Non mi parlò. D’un balzo salì, prese l’avvio:
la macchina il fruscìo ebbe d’un piede scalzo

Le diciottenni d’oggi così spiegano la scena:

Non mi parlò. Salì in auto con un balzo, mise in moto facendo rumore passandomi sul piede nudo.

Tenere, delicate fanciulle in fiore, soavi più di mille Carlotte!
Però anche Carlotta e Speranza si dimostrano delle adolescenti un po’ strane, visto che giocano  “a volare” anziché “a volàno”; di un ragazzo “ammirano solo gli occhi, per via dell’educazione restrittiva dell’Ottocento” e “sospirano guardando le stelle del lago riflesse nel cielo“.

Strebiche? Pipistrelle?
Anche l’abbigliamento delle due damigelle lascia un po’ perplessi:

Entrambe hanno uno scialle ad arancie a fiori a uccelli a ghirlande

ovverossia

Tutte e due hanno addosso uno scialle, delle arance, dei fiori, degli uccelli, delle ghirlande.

Una volta azzardai dire che quegli scialli avevano la stessa fantasia dei mèzzari genovesi, ottenendo così il seguente risultato:

Entrambe le fanciulle avevano un mezzadro genovese sulle spalle

L’INFERNALE ALIGHIERI (PAG.146)
(…)
Nel canto XII del Paradiso viene delineata la figura di San Domenico, la cui madre si chiamava Giovanna; Dante, volendo sottolineare il significato etimologico del nome “Giovanna” che è “colei che vive nella grazia del Signore”, nel verso 80 scrive:

O madre sua veramente Giovanna!

e gli studenti parafrasano:

1) Oh che sua madre si chiamava veramente Giovanna!
2) Oh che Giovanna sua madre era sul serio Giovanna!
3) Oh sua madre Giovanna Giovanna davvero!

Se un commissario, a questo punto, osa domandare loro: “Sì, ho capito che si chiamava Giovanna; però voglio sapere COSA vuol dire “veramente Giovanna”!”, si sente rispondere: “Beh, che non aveva un altro nome, che so, Francesca, Teresa…”
(…)

Ma i maturandi fanno di tutto per sottolineare il fatto che il personaggio preferito da Dante sia, senza ombra di dubbio, Beatrice,  fanciulla della quale il poeta s’innamorò sin da bambino, adorandola fino alla di lei morte, e anche dopo. Ora, nel Paradiso, sono di nuovo insieme…

III vv. 1-3
Quel sol che pria d’amor mi scaldò il petto,
di bella verità m’avea scoverto,
provando e riprovando il dolce aspetto

Beatrice, quel sole che per primo mi aveva fatto innamorare,
aveva scoperto per me la bella verità del suo petto,
dopo varie prove io avevo visto quel dolce aspetto

Oh la sublime visione! Però Beatrice, che legge benissimo nell’animo di Dante, si secca un po’:

V vv. 88-89
Lo suo tacer e ‘l tramutar sembiante
puoser silenzio al mio cupido ingegno

Il fatto che Beatrice stette zitta e cambiò espressione
mise a tacere il mio pensiero lussurioso

Ma la dolce figlia del Portinari si riprende subito e, amorevolmente, si rivolge al suo poeta sussurrandogli:

V v.1
“S’io ti fiammeggio nel caldo d’amore”

Se io ti arrostisco nel caldo dell’amore

tenere parole dette forse mentre lo fa ruotare sensualmente su uno spiedo?

Ad un tratto però, probabilmente esasperata dal fatto che Dante non faccia altro che fissarla come un ebete, sempre secondo i maturandi sbotta dicendogli:

XXI v.16
Ficca di retro gli occhi tuoi la mente

Ficcati gli occhi dietro la testa!

ma l’Alighieri, imperterrito, continua ad ammirarla estasiato, definendo in tal modo l’effetto che Beatrice ha sulle sue facoltà intellettive:

XXX vv. 26-27
Lo rimembrar del dolce riso
la mente mia da me medesmo scema

Il ricordo del suo dolce sorriso
fa diventare scema da sola la mia mente

sinché Beatrice, ormai totalmente sconvolta:

XXXI vv. 92-93
Sorrise e riguardommi:
poi si tornò nell’eterna fontana.

Mi sorrise, mi guardò di nuovo:
poi si gettò per sempre nella fontana

e tutte le Anime Beate all’unisono, intonarono il loro inno nazionale: Funiculì Funiculà.

XIV vv. 61-62
Tanto mi parver subiti e accorti
e l’uno e l’altro coro a dicer: “Amme!” (Amen)

Tanto mi sembrarono veloci e attenti
sia un coro che l’altro a dire: “Jamme!”

©Mitì Vigliero

Altre pillole di Stupidario qui, qui, qui e qui

Punto

di Placida Signora - 1 Luglio 2008

Proverbi e Modi di Dire

 Capita più volte nella vita di dover “fare il punto” della situazione; vuoi perché ci siamo accorti di un “punto caduto”, ossia un errore commesso o una certezza incrinata; vuoi perché ci scopriamo pieni di dubbi e “punti interrogativi” riguardanti il nostro futuro; oppure semplicemente perché siamo arrivati a un “punto morto”, dove ogni forza cessa, e ci vediamo obbligati a ricominciare partendo da un  altro “punto di riferimento” che ci dia energia, coraggio e fiducia.
 
Magari “di punto in bianco” saremo costretti a cambiare i nostri “punti di vista” e dovremo “mettere a punto” altre strategie o modi di affrontare i “punti critici” della nostra esistenza.

Nei momenti brutti, pesanti, difficili, analizzare “a puntino” ciò che accade in noi e attorno a noi, sviscerandone “punto per punto” ogni aspetto, può aiutare molto a trovare come soluzione un “punto franco” da dazi materiali, morali o psicologici troppo pesanti da sopportare.
 
Ci sarà utile in questo, come sempre, lo “stare a punto e virgola”, che significa essere sinceri, precisi, quasi puntigliosi nell’analisi.

Occorrerà piazzarsi al centro di quei “punti cardinali” tipici della vita umana, quei “punti fermi” che possono variare a seconda di ogni carattere umano (amore- famiglia-lavoro-amici per qualcuno, soldi-carriera-ambizione-potere per qualcun altro) per decidere quali possiamo ridimensionare e quali non vogliamo perdere, bensì salvare e vincere magari anche solo a punti”, con fatica e a stento.
 
Gli inglesi, nei momenti di panico, dicono “a stitch in time, saves nine”, un punto dato in tempo ne risparmia nove dopo; infatti a volte basta veramente un piccolo sforzo per evitare danni gravi.

L’importante è essere accorti nell’affrontare le cose, tenendo a mente il detto sicilianocui nun fa lu gruppu a la gugliata, / perdi lu’ puntu cchiù di ‘na vota” (chi non fa il nodo alla gugliata, perde il punto più d’una volta); e che i punti dati per rattoppare o ricucire siano forti, precisi, fatti con attenzione poiché “punti lunghi e mal tirati/oggi cuciti domani strappati”.
 
Ricordiamo sempre che solo “per un punto Martin perse la cappa”; riservando attenzione anche alle piccole cose si scoprono spesso “punti di contatto” fra quelle varie situazioni che messe tutte insieme (perché le grane arrivano tutte insieme, “accade in un punto quel che non accade in cent’anni”) formano il “punto di forza” delle nostre ansie, depressioni, paure.

E proprio “qui sta il punto”; farsi un “punto d’onore” nel tentare di risolvere i problemi, nel tirare le somme, mettendocela tutta insomma per tentare di migliorare la nostra qualità di vita può farci “guadagnare dei punti” nei confronti della nostra stessa autostima.

Ma se, ad un certo punto, ci renderemo conto che nonostante i nostri sforzi nulla si risolve, anzi puntualmente e non per nostro difetto quel “punto mancante” si complica e si allarga tanto da tramutarsi in una voragine, tanto vale arrivare nel modo più sereno possibile a un “punto di rottura” con ciò che ci fa male. Punto e basta.

©Mitì Vigliero

Update

Marchino: Mancherebbe: “scappo all’estero, da domani punto e a capo!” e anche: “non possiamo più tornare indietro, siamo arrivati ad un punto di non ritorno, non ci rimane che proseguire”

MimosaFiorita: Finalmente abbiamo puntualizzato la situazione, finito il galop, e messi i puntini sulle “i” puntualmente ci posterai tutti i giorni. Sei appunto puntualmente e semplicemente insostituibile

Antar: Bentornata. A questo punto, però, viene da chiedersi per quanto ti fermerai

Laislabonita: 21 commenti e nessuno ha ancora nominato il punto G?! :)

Skip: questo è un bel punto di ritrovo, punto di partenza della giornata e di ebollizione di idee ironiche e confronti… e dopo tutta la punteggiatura su elencata, faccio il punto della situazione, metto un punto e a capo augurando a tutti un bel punteggio ( in quel che più vi aggrada!)

Eio: e come non citare

Stefano Caffarri: questi argomenti non m’interessan punto!

ViaDellaViola: il blog della placida signora: un blog due punto zero! ;)

Osservazioni bucoliche e ornitologiche

di Placida Signora - 27 Giugno 2008

Nei commenti qui sotto mi chiedete se, visto che sto facendo un trasloco, io vada a vivere a Roma.
La risposta è no; vicino a Roma, in un ridente paesino campestre, c’è la casa del ‘me maju (marito, per i foresti): casa che usiamo solo come rilassante luogo di villeggiatura. Rilassante anche perché qui non funzionano i cellulari, la connessione del pc va a pedali e quindi si è completamente tagliati fuori dal mondo.

Essa casa si trova non nel ridente paesino, comoda quindi per negozi e vita quotidiana, ma  adagiata in mezzo ad ubertosi campi dove corrono liberi cavalli e pascolano pecore e mucche; ergo, nell’aere puro volano miriadi di vespe, mosche, tafani, calabroni, zanzare, tutte bestiacce schifose le quali, essendo io gravemente allergica alle loro pizzicate, attentano in ogni momento alla mia vita.
Nella casa immersa nel verde ci sono anche i ragni; qualcuno dice che portan fortuna, ma a me rovinano solo la cena .

Per rendere più poetica et ecologica la vita in una casa di campagna, i Numi della Bucolicità favoriscono l’uso di candele e lampade a petrolio; infatti manca la luce elettrica in continuazione, possibilmente quando mi trovo carica di masserizie a metà della pericolosissima scala a chiocciola che unisce i 3 piani della suddetta casa, o quando la lavatrice è a metà programma.
I motivi per cui manca sono i più fantasiosi:
- C’è un temporale (in questi giorni ci sono 36° e di fulmini manco l’ombra)
- Il cognato che abita a fianco sta innaffiando il giardino (e quindi la pompa dell’acqua fa saltare la luce)
- L’innaffiatura del giardino unita all’apertura del cancello elettrico (pompa + motorino) crea le tenebre
- I pannelli solari (che copron metà casa) sono invidiosi dei pali della luce che funzionano meglio di loro, e quindi creano sabotaggi.
- I Numi della Bucolicità amano il buio.

Anche l’acqua corrente vive in piena anarchia, scomparendo all’improvviso possibilmente quando sono sotto la doccia, coperta di bagno schiuma e shampoo e sto per risciacquarmi.
I motivi per cui latita sono da ricercarsi in:
- Il cognato che sta annaffiando i campi.
- La lavatrice che centrifuga.
- La pompa del pozzo che è entrata in sciopero.
- I Numi della Bucolicità che prediligon gli umani sporchi e spuzzolenti come capre.

Di notte invece si dorme bene, nel silenzio più assoluto; e andando in questi giorni a nanna intorno all’una di notte (i mobili si spostano e svuotano meglio col fresco della sera), una spererebbe di poter riposare le stanche membra almeno sino alle 9 del mattino.

E invece alle 5, con la prima luce dell’Aurora, attacca il gallo.
Gallo che avrebbe bisogno di qualche lezione di canto.
Infatti parte deciso con in CHICCHIRIC perfetto, m ogni volta termina con una sorta di rantolo impressionante; il risultato è un potentissimo CHICCHIRICGREEEEAAAARGH ripetuto almeno una ventina di volte, perché è un gallo ligio al dovere e vuole esercitarsi sino a quando non impara.

Il suo verso dà il là a tutta la fauna pennuta dei dintorni, che si risveglia trulla e inizia a cinguettare.
Oddio, cinguettare…A Genova gli uccelli fanno cip cip, e i pappagalli una sorta di ghegheghé .

Qui, dove la specie ornitologica è infinita (è un parco naturale: ci sono rondini, tortore, colombe, cornacchie, upupe, picchi, gruccioni, merli, falchetti, pettirossi ecc), e dormendo noi con le finestre aperte causa la temperatura amazzonica di questi giorni, scopriamo ogni mattina “cinguettamenti” che hanno ben poco di naturale e di cui ignoriamo l’uccello di provenienza.

Ad esempio.
Alle 5,01 una probabile ventina di bipedi pennuti emettono un fortissimo suono identico a quello di un cacciavite picchiato ritmicamente su una tazza di porcellana: DING DING DING DING…
Subito dopo, altri iniziano a fare l’identico verso di una bottiglia d’acqua gasata col tappo chiuso male: GGGGSSSSHHHHGGGGSSSSSSHHHHH…
Poi ci sono quelli che si credono mitragliatrici: TARA’TARA’TARA’…
Quelli d’origine partenopea: UE’UE’UE’UE’ (ogni volta m’aspetto un “guaglio’!” subito dopo, o l’attacco d’una tarantella), e quelli che vorrebbero essere serpenti: SSSSSSSSSSSSSSSH, SSSSSSSSSSSSSSSSSSH…

Va bé. Dopo avervi dimostrato che sono ancora (più o meno) viva, vi mando un bacio al galòp e torno a camallare, canticchiando Viva la campagna

 

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